Negli ultimi dieci anni i laureati STEM sono aumentati, ma non abbastanza (e i divari di genere non si riducono)
Crescono i laureati, ma le STEM non rafforzano il loro ruolo
Tra il 2014 e il 2024 il sistema universitario italiano è cresciuto in modo significativo: i laureati complessivi sono passati da 308.141 a 415.553 (+35%). Anche i laureati STEM¹ sono cresciuti in termini assoluti (+26.190), ma a un ritmo inferiore rispetto al totale dei laureati (+32%). Il risultato è una sostanziale stabilità del peso STEM sul complesso dei laureati, che nel 2024 si attesta intorno al 26%, un valore piuttosto in linea con la media UE27 del 2023 (24%). Nel confronto europeo², l’Italia si distingue positivamente proprio per questa stabilità. Tra il 2014 e il 2023, infatti, in Spagna la quota di laureati STEM è scesa dal 22% al 18%, in Francia dal 25% al 23% e in Germania dal 36% al 35%. In altri termini, anche al di fuori dell’Italia, la crescita dei sistemi universitari non si è tradotta in un rafforzamento relativo delle STEM.
Donne e lauree: maggioranza nel sistema, minoranza nelle STEM
All’interno di questo quadro complessivo, gli equilibri di genere restano sostanzialmente invariati. Nel 2024 le donne rappresentano il 58% dei laureati totali, una quota sostanzialmente invariata rispetto a dieci anni fa. Questo primato femminile, tuttavia, non si riflette nelle discipline STEM: qui, per ogni 10 laureati, solo 4 sono donne, una proporzione che nel decennio non mostra segnali di convergenza e registra anzi un lieve arretramento. Il confronto europeo restituisce una dinamica diversa. In Francia, Germania e Spagna, tra il 2014 e il 2023, la quota di laureate STEM è lievemente aumentata, pur restando su livelli inferiori a quelli italiani. In questi Paesi, quindi, a fronte di una riduzione del peso complessivo delle STEM, la componente femminile all’interno dell’area si è rafforzata, seppur moderatamente. Rimanendo nel contesto italiano, se si osserva l’evoluzione rispetto alle giovani in età universitaria, nel corso del decennio la quota di laureate STEM sulla popolazione femminile tra i 18 e i 25 anni è però aumentata, dall’1% del 2014 al 2% del 2024. Si tratta, tuttavia, di un incremento che deriva da due dinamiche distinte: da un lato, nello stesso periodo la popolazione femminile 18–25 anni si è ridotta del 6%; dall’altro il numero assoluto di laureate STEM è aumentato del 29%. Una evoluzione positiva che tuttavia, all’interno del sistema universitario, non si è tradotta in un riequilibrio di genere nelle STEM.
Le aree STEM: crescita senza riequilibrio
Entrando nel dettaglio delle aree STEM, tra il 2014 e il 2024 tutte registrano un aumento dei laureati e delle laureate, ma senza che ciò si traduca in un rafforzamento del loro peso complessivo nel sistema universitario e anche sul piano degli equilibri di genere non emergono segnali di riequilibrio strutturale.
L’area di Ingegneria, che rappresenta quasi la metà delle classi STEM e oltre 65.000 laureati nel 2024, registra una lieve riduzione sia del proprio peso sul totale dei laureati (dal 17% al 16%) sia della quota di laureate al suo interno, che passa dal 32% al 31%. Le scienze naturali, matematiche e statistiche, pari all’8% del totale dei laureati, mantengono nel decennio un peso sostanzialmente stabile rispetto al 2014. Pur restando l’unico ambito STEM a maggioranza femminile, anche in questa area la quota di laureate mostra un lieve arretramento, passando dal 60% al 59%. L’ICT, infine, è l’ambito più dinamico in termini di volumi (+136% di laureati e +199% di laureate) ed è anche l’unica area STEM in cui la quota di laureate aumenta nel periodo considerato. Nel 2024 le donne rappresentano infatti il 18% dei laureati dell’area, in crescita rispetto al 15% del 2014. Si tratta tuttavia di un incremento contenuto, che non modifica il forte squilibrio di genere dell’ambito. Inoltre, l’ICT continua a pesare appena il 2% del totale dei laureati italiani, anche in relazione a una offerta formativa più ristretta.
Analizzando, invece, l’evoluzione degli iscritti nelle 62 classi STEM presenti sia nel 2014 sia nel 2024, in 37 casi (circa il 60%) la quota di donne è aumentata, in 12 (circa il 20%) è rimasta sostanzialmente invariata (entro ±1,9 punti percentuali) e in 13 (circa il 20%) si è ridotta. Letti isolatamente, questi dati suggerirebbero un’evoluzione positiva; tuttavia, nella maggior parte dei casi gli incrementi sono contenuti e non sufficienti a modificare in modo significativo gli equilibri di genere. Solo in cinque classi l’aumento della presenza femminile supera i 10 punti percentuali e soltanto in due si traduce in un cambio di maggioranza: la LM-71- Scienze e tecnologie della chimica industriale, dove le donne passano dal 34% degli iscritti al 51%, e la LM-48 – Pianificazione territoriale urbanistica e ambientale, che sale dal 46% al 58%, variazioni positive sebbene sempre su numeri assoluti contenuti.
Dove il cambiamento è più evidente: le differenze tra atenei
Se il quadro nazionale restituisce un’immagine di sostanziale immobilità, l’analisi per atenei mostra invece dinamiche più differenziate. Considerando i 67 atenei che registrano laureate STEM sia nel 2014 che nel 2024, l’evoluzione dell’incidenza femminile risulta più favorevole nelle realtà di dimensioni minori, a fronte di una marcata stabilità nei grandi poli universitari. Nel complesso, 13 atenei presentavano già nel 2014 una quota di laureate STEM pari o superiore al 50% e mantengono questa soglia anche nel 2024; tuttavia, solo in sei casi la quota femminile è stata ulteriormente rafforzata nel decennio: Milano San Raffaele, Catanzaro, Urbino, Foggia, Piemonte Orientale e Siena. Sono invece cinque gli atenei che, partendo da valori inferiori al 50%, hanno raggiunto o superato la parità nel 2024: Ferrara, Venezia Iuav, Pavia, Sannio e Messina. In direzione opposta, 21 atenei registrano una riduzione superiore a 2 punti percentuali nella quota di laureate STEM.
Una doppia immobilità che interpella direttamente gli atenei
Nel loro insieme, i dati restituiscono una doppia immobilità. Da un lato, il peso delle STEM sul totale laureati resta invariato nel tempo, nonostante l’espansione complessiva del sistema universitario. Dall’altro, all’interno delle STEM, il peso delle laureate non mostra segnali di convergenza, rimanendo stabile o in lieve calo, a differenza di altri Paesi UE. A preoccupare, quindi, non è solo la persistenza del gender gap, ma anche la difficoltà del sistema universitario nel rafforzare complessivamente la componente scientifica e tecnologica della formazione. Rafforzare il peso delle STEM e ridurre i divari di genere richiede scelte intenzionali, tra cui politiche di orientamento più mirate. Senza un’azione strutturata e intenzionale, il rischio è che il sistema non riesca ad incrementare il peso dei laureati STEM in un contesto di rapida evoluzione tecnologica.